La STORIA

Dal XVII Secolo ai Giorni Nostri:
un Viaggio nel Tempo

Committenza

Nel Seicento, la famiglia Giovanelli, proveniente da Gandino (BG), ma di antiche origini ungheresi, possedeva un’immensa ricchezza.
Tale patrimonio era frutto dei loro grandi latifondi in Veneto, in Trentino, nel Bergamasco, in Tirolo ed in Austria, ma anche di molteplici attività, esercitate in vaste aree d’Europa: attività minerarie, di filatura e tessili, di commercio e tintura dei tessuti.

Nobili di Ungheria e conti del Sacro Romano Impero, nel 1668 essi entrarono a far parte anche del Patriziato veneziano grazie alla donazione di 100.000 ducati, che andarono a rimpinguare le casse esangui di Venezia, allora duramente provata dalla guerra contro i Turchi.

Di lì a poco, con un preciso intento di promozione e affermazione sociale, tra il 1680 e il 1690, i fratelli Giovanni Paolo e Giovanni Benedetto Giovanelli diedero avvio ai lavori di costruzione di questa Villa.

Posizione: la “civiltà di villa”

La posizione prescelta, la riva sinistra del Piovego, poneva Villa Giovanelli a suggello del percorso fluviale sulla direttrice tra Venezia e Padova.

Il Piovego, canale artificiale rettilineo, creava un efficace collegamento tra le due città. Il corso d’acqua, principale via mercantile, era divenuto nel tempo anche un luogo con straordinarie valenze paesaggistico-architettoniche, noto come la Riviera del Brenta, e ad oggi celebre per le sue numerose e splendide ville.

Navigando lungo la Brenta da Venezia a Padova, si scorge, sulla destra, la monumentale apparizione di Villa Giovanelli: l’ultima delle grandi ville del naviglio della riviera, prima dell’approdo padovano del Portello.

Emblematica di quello straordinario periodo di storia veneziana, oggi noto in tutto il mondo come «civiltà di villa», la sua funzione era essenzialmente volta ai piaceri della villeggiatura e della vita mondana, che lungo la riviera del Brenta avevano, al tempo, la loro massima espressione.

L’economia agricola unita alla storia, all’arte, all’alta qualità della vita, e al turismo culturale, che nel Settecento faceva del Bel Paese l’ambitissima meta del cosiddetto “grand tour” furono i tratti distintivi e l’apice di questa grandiosa civiltà.

Villa Giovanelli vi si inseriva a pieno titolo. A riprova di ciò, accolse anche illustri ospiti, quali, ad esempio, nel 1709, il giovane musicista Georg Friedrich Handel, e, nel 1738, Maria Amalia di Sassonia, figlia del re di Polonia e moglie di Carlo di Borbone, re di Napoli e Sicilia.

Le alterne vicende

Le vicissitudini di questa villa furono, negli anni, oltremodo variegate, passando da un periodo di iniziale splendore, con favorevole e munifica sorte, ad un avvicendarsi di situazioni critiche e inclementi.

La Villa rimase sempre e a tal punto legata alla peculiarità storica ed artistica di Noventana Padovana, da divenirne il simbolo antonomastico, comparendo perciò, ancora oggi, nel gonfalone.

Dopo la scomparsa dei due fratelli committenti, Giovanni Benedetto (1732) e Giovanni Paolo Giovanelli (1734), essa fu dimora di Federico Maria Giovanelli, patriarca di Venezia, che la utilizzò per molti anni, fino alla propria morte (1800). Lasciata da questi al Patriarcato di Venezia, divenne dimora di villeggiatura dei patriarchi, finché non fu incamerata da Napoleone, in quanto bene ecclesiastico. Seppur con gravi danni, venne poi acquistata dalla Famiglia Marini (1839) fino ad una successiva requisizione, ad opera delle truppe austriache. Tornata ai Marini, andò per via ereditaria alla famiglia Forti di Verona e poi, a quella dei Colonna, dei principi di Stigliano.

Questi ultimi la mantennero fino alla metà del Novecento e con il loro nome è oggi appunto nota e distinta come: Villa Giovanelli Colonna. Nel XX secolo si avvicendarono eventi piuttosto travagliati.

Nel periodo della Prima Guerra Mondiale, fu sede di alti comandi militari; la Seconda Guerra incise più profondamente su di essa: occupata dal comando tedesco, e poi da quello alleato, ospitò in seguito i rifugiati dei bombardamenti di Padova e fu ospedale militare della Croce rossa. Radicali distruzioni interessarono in quegli anni anche il grande parco, causate sia da eventi atmosferici sia dallo stato di necessità, che portò ad abbattere gli alberi rimasti. Passata nel ‘47 alla famiglia De Benedetti, venne acquistata, nel 1954, dai Frati Minori Conventuali di Sant’Antonio, che vi costruirono intorno il Villaggio S. Antonio, con scopi di assistenza, e la adibirono ad orfanotrofio e poi a casa di riposo, fino agli anni ‘80.

Da allora la villa rimase in una situazione di sostanziale abbandono fino al 2014, quando venne acquisita dal Trust Foedus, attuale proprietario.

dettaglio villa